NELLO CARRARA
primi accenni del Radar all’ Accademia Navale di Livorno
Stralci di colloqui con Nello Carrara dal libro

Quando mi sono laureato e mi sono laureato bene a luglio del ‘21, cioè esattamente dopo quattro anni, quindi ho sgobbato come un matto in tutto quel periodo, anche da militare e subito sono stato nominato assistente del Professore di Fisica di Pisa.
Dopo tre anni, venne il concorso per l’Accademia Navale, vinsi il concorso e andai all’Accademia Navale.
All’Accademia Navale l’Istituto di Fisica era modestissimo però c’era Vallauri che dirigeva l’Istituto Elettrotecnico e delle Comunicazioni della Marina e sicché ho lavorato essenzialmente lì e tutta l’attività scientifica mia è stata rivolta verso le telecomunicazioni e le onde elettromagnetiche, mentre prima mi ero occupato di altre cose.
F. Durante il periodo della Università c’è stata la guerra...
N. Come ti ho detto io sono andato militare nel marzo del ‘18 e sono tornato nel ‘20.
Ho fatto di tutto.... sono stato richiamato come recluta in fanteria e sono andato a Fano; lì me la sono scapolata con la “spagnola” proprio per un pelo. Poi di lì, d’autorità mi mandarono sempre in periodo di guerra, alla scuola del Genio a Torino e sono stato nominato sottotenente del genio e dopo un breve periodo che ho passato a Piacenza sono stato mandato a Firenze e quindi l’ultimo periodo del militare l’ho fatto a Firenze guerreggiando con i comunisti,....
Torniamo all’Accademia Navale dove ho lavorato molto con Vallauri finché un bel giorno arrivò Tiberio, arrivò da Roma. Tiberio era assistente all’Istituto Superiore delle Trasmissioni dell’Esercito che era diretto dal Generale Sacco, persona simpaticissima!
Tiberio aveva avuto l’idea di un radiolocalizzatore, allora era un idea già nell’aria, la possibilità era stata ventilata da molte parti: utilizzare la riflessione delle onde elettromagnetiche per la identificazione di bersagli e per determinarne la distanza e la direzione.
Era in sostanza un’idea che in parte era già stata attuata nelle ricerche ionosferiche per le quali venivano lanciati dei segnali a impulsi verso l’alto che si riflettevano e tornavano. In quel periodo io sono stato un mese intero a Londra con una borsa di studio della Accademia d’Italia per seguire queste esperienze sulla ionosfera.
Ben.… arrivò Tiberio in Accademia. Fu mandato a Livorno perché, giustamente del resto, l’Esercito ritenne che la cosa interessasse molto più la Marina, perché già fin da allora si vedevano le difficoltà di usare uno strumento simile a terra, dove ci sono tanti bersagli “non bersagli” che riflettono, mentre in mare i bersagli che si incontrano sono navi.
Venne a Livorno Tiberio..... un ufficiale di complemento laureato in ingegneria fu preso in considerazione…. ma fino ad un certo punto.... insomma le cose andarono molto alla stracca, per cui ci si ritrovò alla.... battaglia di Capo Matapan (28\3\1941) in cui venne fuori che gli inglesi avevano potuto fare quello che avevano fatto perché avevano il radar... allora tutti addosso a fare il radar ma.... naturalmente era troppo tardi.
Io come ti ho detto, ancora prima che arrivasse Tiberio avevo trattato proprio l’argomento delle microonde e ben presto ci si rese conto con Tiberio, che nel frattempo stava approfondendo il “sistema radar”, che ci volevano le microonde per realizzarlo, perché il radar con le onde di due metri e quaranta come si era cominciato a fare, non hai idea dei tromboni piramidali che occorrevano per riflettere un fascio di onde di quella lunghezza: una cosa pazzesca. E poi non c’era nulla di adatto pronto e disponibile: i tubi che devono funzionare ad impulsi sono diversi da quelli per radiocomunicazioni che funzionano in modo continuo e di cui c’erano degli esemplari.
Allora, mentre Tiberio studiava tutte le varie parti del radar, mi misi a vedere se mi riusciva di realizzare l’oscillatore a microonde cosa che feci e che fu utilizzato. Lo realizzai ed operava su onde di 18 centimetri, ma ci arrivai tardi, la guerra era agli sgoccioli. Due anni prima invece feci un oscillatore con tubi modificati in maniera che potessero funzionare in regime impulsivo con circuiti a cavità un po’ ibridi che avevo realizzato molto bene e che furono quelli montati sui radar realizzati in Accademia in quel periodo.