Luciano Bausi
Anche questo secondo libro su Luciano Bausi fa parte di una minicollana che allora intitolai “I Ricordi”. Se dovessi scegliere di nuovo oggi il titolo la chiamerei “collana degli affetti”. Nascono infatti questi miei scritti, e forse qualche altro ne nascerà ancora, dopo tanti anni dalla scomparsa dei protagonisti, proprio per l’impulso di fermare sulla carta dei sentimenti tenuti per anni celati nell’intimità dei miei taccuini.
Dai miei diari iniziati ai primi degli anni ’60, appuntando brevi note occasionali pressoché quotidianamente ho potuto estrarre, con pochi ritocchi, le notizie e le riflessioni sulle persone che, nei trascorsi della mia vita, mi sono state più vicine e più care.

Nella prima parte di questo libro si incontra, emergente appunto dai miei diari, il Bausi uomo di ogni giorno, l’uomo della quotidianità, un “eccellentissimo uomo fiorentino” con il quale, malgrado la sua carica di Senatore e di Sottosegretario, non s i parlava quasi mai di politica nazionale o internazionale ma di Firenze. Un uomo che amava molto ascoltare la gente, la sua gente, ovunque nei salotti e nelle strade e che affrontava i problemi con saggia umiltà. Come si deve fare. Si parlava molto della nostra città e delle sue tematiche, dei suoi problemi e molto di più delle possibilità che avevamo di fare qualcosa per risolverli e troverete in queste pagine i racconti di ciò che insieme abbiamo concretamente fatto in quegli anni. Quindi ci troverete Luciano Bausi l’amico, il confidente, il consigliere ma anche il realizzatore.


E’ nella seconda parte del volume, che nasce dalle conversazioni con i quattro comuni amici, miei e di Bausi, Gianfranco Catarzi, Gianni Conti, Berto Fortini e Oliviero Olivieri, che vien fuori un po’ più l’uomo Bausi politico, pur sempre, però, molto legato a vicende fiorentine. D’altronde la posizione politica di Luciano non era proprio di facile lettura come emerge anche dal libro. Una cosa è certa, era un democristiano che ci credeva ma sembrava quasi che con la politica politicante ce l’avesse un po’ su. Era per esempio un uomo che evitava il “politichese” come linguaggio caro a molti suoi colleghi. Era uno che aveva un eloquio chiaro, piano, facile da intendere per chiunque, con quella sua bella calata fiorentina ed inframmezzato da battute e da frizzi.

A volte, in procinto di fare, come diceva lui, un “discorsino pubblico”, dichiarava “preferisco non parlare oggi perché rischio di dire cose che o scontento gli uni o scontento gli altri” e lui invece era, nel fondo dell’animo, un pacificatore, e qui si scopriva la sua vera anima di cattolico, uno che tendeva a trovare soluzioni equilibrate per ogni cosa. Sempre. A volte anche quando pareva impossibile, se no diceva fin dall’inizio “lasciamo stare non è cosa da fare”. E poi era solito dire: “Non mi chiedete cose dove occorre il potere perché io non ho tessere dietro di me, io ho i voti dei fiorentini che mi vogliono bene, ma non ho i pacchetti di tessere della DC, ed un DC che non ha tessere dietro di sè, non ha potere. I voti servono per essere eletti non per avere il potere”.

Un uomo, Luciano Bausi, che per chi lo conosceva bene, rappresentava il modello, l’archetipo del fiorentino vero, con la serietà del “civis”, votato al bene comune e con l’ironia scanzonata, l’arguzia che è tipica delle nostre genti.
Per esempio, in tutto il periodo dei nostri rapporti non ho ricordo di un appuntamento mancato e quando lo mancavano altri sottolineava la cosa con amara ironia.
A questo proposito voglio ricordare un fatto: avevamo organizzato insieme con il ministro Mannino un viaggio in Finlandia dove una delle società che guidavo aveva in corso di negoziazione un grande contratto per tutta la rete di radar costieri e per i corrispondenti radar a bordo dei rompighiaccio.
Un sistema complesso, da usare anche quando il mare era ghiacciato e sarebbe stato bello che un ministro fosse presente e lui era ministro della Marina Mercantile, ed invece tre giorni prima della partenza ci disse che non poteva e chiese di dilazionare il viaggio, cosa impossibile, per cui andai io da solo ad Helsinki alla firma del contratto. Quando Bausi seppe che la firma era avvenuta mi mandò un biglietto, che compare anche nel libro in cui c’era scritto, “meglio un Helsinki oggi che un Mannino domani!”.
Ma una delle sue battute più brillanti scherzando sulla sua altezza era quella che ebbe da Sindaco dopo la nomina della Giunta: “Ora non possono più dirmi: Lei è il Sindaco? Huum! Tutto lì? No, risponderò, ci ho anche la Giunta!”

Luciano Bausi nasce il 14 Giugno a Firenze in via della Mosca, una traversa sghemba di via de’ Neri, in pieno centro storico. Frequenta il Liceo Classico Galileo e successivamente la facoltà di Giurisprudenza della Università degli Studi di Firenze conseguendo la laurea.
Esercita per alcuni anni la libera professione che peraltro non abbandonò mai completamente.
Sposa Rosa Mazzoni, la Rora, e dal matrimonio nasceranno quattro figli amatissimi.
Il 2 Marzo 1961 fu eletto nel Consiglio Comunale di Firenze e fu assessore con i Sindaci Giorgio La Pira, Lelio Lagorio e infine con Piero Bargellini.
Dal 3 Novembre 1967 fu Sindaco di Firenze fino al 4 Settembre 1974 con una sola interruzione in cui governò il Commissario Prefettizio.
Senatore della Repubblica dal 1976 al 1992.
Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia.
Fu Socio della Cassa sdi Risparmio di Firenze, Presidente della Accademia di Belle Arti di Firenze, dell’Unione Fiorentina, della Antica Compagnia del Paiolo, del Conservatorio delle Mantellate e di altre Istituzioni fiorentine.
Muore a Firenze il 20 Febbraio 1995.
